Odg Scudo Fiscale

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La Camera,
in sede di esame dell’A.C.2714,
premesso che:

  • l’articolo 13-bis del decreto legge 78/2009, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dal decreto in oggetto, ha ridefinito la normativa, conosciuta con l’appellativo di scudo fiscale, volta a consentire l’emersione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute illegalmente all’estero da soggetti residenti in Italia che, anteriormente al 31 dicembre 2008, hanno esportato o detenuto all’estero capitali e attività in violazione dei vincoli valutari e degli obblighi tributari sanciti dall’ordinamento giuridico italiano;
  • in sostanza, attraverso lo strumento del rimpatrio o della regolarizzazione è consentito far emergere denaro e attività di natura finanziaria e patrimoniale, detenuti illegalmente all’estero da cittadini italiani, potendo contare sulla protezione fornita dalle norme introdotte dal citato articolo 13-bis che consentono di essere “scudati” non solo per i reati di tipo amministrativo, civile e tributario, ma anche per alcuni reati di rilevanza penale, come il falso in bilancio;
  • dietro lo scudo fiscale troveranno copertura non solo i reati tributari e le violazioni contabili, come il falso in bilancio, ma una serie molto più ampia di reati fino al riciclaggio ed alla corruzione in virtù di quella garanzia di anonimato accordata a chi decide di regolarizzare la propria posizione;
  • il governo e la maggioranza continuano ad affermare che lo “scudo” italiano è uguale a quello adottato in altri paesi, come gli USA, la Francia, il Regno Unito, mentre in realtà non è così: in quei paesi gli “scudi” non solo costano di più ai contribuenti poco onesti, ma soprattutto non sono coperti dall’anonimato e l’amministrazione fiscale può accertare eventuali evasioni o elusioni effettuate in passato, nel momento in cui quei capitali si formarono, e su questi di comminare il pagamento delle imposte dovute, con sanzioni e interessi in generale ridotti e agevolati. Gli scudi degli altri paesi consentono anche di acquisire le informazioni sugli intermediari finanziari ed i paesi presso cui le somme sono state collocate, mentre queste informazioni non saranno mai disponibili all’amministrazione fiscale in Italia;
  • considerato, infine, che il Governo si attende di veder incrementate le entrate in applicazione delle suddette misure

impegna il Governo
a finalizzare un’adeguata quota del gettito che si produrrà dall’applicazione dallo scudo fiscale all’incremento, in via straordinaria per l’anno 2010, delle detrazioni relative alle erogazioni liberali in denaro, a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) di cui all’articolo 15, comma 1, lettera i-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917.

Gasbarra

Seduta N. 115

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La Camera,
premesso che:

  • nella straordinaria situazione di crisi che stiamo affrontando, il tema della liquidità delle imprese assume notevolissima importanza;
  • molte imprese sono già in difficoltà, o potrebbero esserlo in poche settimane, non solo perché registrano una riduzione dei loro ordinativi, ma anche perché non hanno più un sufficiente accesso al credito;
  • molte imprese, soprattutto piccole e medie, potrebbero entrare in crisi, e i loro i dipendenti e fornitori perdere il lavoro, ben prima dell’impatto della recessione internazionale sulla riduzione dei consumi, ma per il solo effetto della restrizione del credito;
  • le banche italiane sembrano avviate più delle loro consorelle europee a trasmettere all’economia reale la stretta creditizia;
  • per mettere un argine a questa situazione è possibile aggredire il problema a partire dai crediti che le imprese fornitrici vantano dalla pubblica amministrazione. Si tratta di circa 50 miliardi di euro. Se almeno una quota di questi crediti fosse liquidabile velocemente, le imprese, e i loro lavoratori, potrebbero guadagnare qualche mese di respiro;
  • purtroppo non sempre le banche sono disponibili a scontare, e quindi anticipare, alle imprese i crediti vantati verso Stato, regioni e altri enti pubblici, perché non sempre i crediti sono ritenuti certi ed esigibili e perché non sempre la banca ha sufficiente liquidità;
  • il provvedimento in esame, nel prevedere che, relativamente agli anni 2008 e 2009, le risorse disponibili rispetto ai pagamenti effettuati a valere sull’autorizzazione di spesa per la liquidazione delle istanze di rimborso IVA sulle auto aziendali siano finalizzate all’estinzione di crediti maturati nei confronti dei ministeri alla data del 31 dicembre 2007, risulta assolutamente insufficiente alla finalità dello liquidazione dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione;
  • la modifica introdotta dalle Commissioni, che prevede che, per l’anno 2009, su istanza del creditore, le regioni e gli enti locali hanno facoltà di certificare, nel rispetto dei limiti del Patto di stabilità interno, l’esigibilità del credito vantato per somministrazione, forniture e appalti ai fini della cessione pro soluto a istituti di credito e a società finanziarie del credito medesimo, è apprezzabile ma insufficiente a porre rimedio al problema, anche perché molte regioni ed enti locali hanno già raggiunto i limiti massimi consentiti per attingere all’istituto delle anticipazioni di tesoreria, che i principi contabili europei equiparano alla cessione pro soluto,

impegna il Governo
a favorire, per quanto di sua competenza, la definizione, anche di carattere normativo, di un sistema che assicuri la possibilità per le amministrazioni di «certificare» la validità della fattura emessa, una volta eseguiti tutti i controlli di legge sul rispetto del contratto di servizio o di fornitura, piuttosto che sul collaudo dell’opera e nel rispetto del patto di stabilità.
9/1972/122.
(Testo modificato nel corso della seduta) Causi, Fluvi, Baretta, Boccia, Calvisi, Capodicasa, Cesario, Duilio, Genovese, Marchi, Cesare Marini, Misiani, Nannicini, Andrea Orlando, Rubinato, Vannucci, Ventura, Carella, Ceccuzzi, D’Antoni, De Micheli, Fogliardi, Gasbarra, Graziano, Losacco, Marchignoli, Pizzetti, Ria, Sposetti, Strizzolo.

Seduta N. 097

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La Camera,
premesso che:

  • l’articolo 5 del provvedimento in esame prevede che in sede di attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, a decorrere dall’anno 2010, venga riservato prioritariamente a favore di Roma capitale un contributo annuale di 500 milioni di euro anche per le finalità stabilite dall’articolo 78 del decreto legge n. 112 del 2008;
  • l’articolo 78 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, ha previsto la nomina di un Commissario straordinario del Governo, nella figura del sindaco del comune di Roma, per la ricognizione della situazione economico-finanziaria del Comune e delle società da esso partecipate, con esclusione di quelle quotate nei mercati regolamentati, e per la predisposizione ed attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso;
  • la gestione commissariale del Comune assume tutte le entrate di competenza e tutte le obbligazioni assunte alla data del 28 aprile 2008, con bilancio separato rispetto a quello della gestione ordinaria e resta pertanto nella competenza ordinaria degli organi comunali la gestione del periodo successivo alla data del 28 aprile 2008;
  • per favorire il rientro dalla situazione di indebitamento del comune di Roma sono stati assegnati 500 milioni per il 2008 e 500 milioni per il 2009;
  • non è previsto nessun rendiconto circa l’utilizzo delle risorse assegnate fino ad ora, pari a 1 milione di euro, e non risulta chiarito il meccanismo ed il criterio con cui si è proceduto alla redazione della proposta di piano di rientro per il comune di Roma, in quanto solo in parte nella massa passiva di cui si chiede il ripiano sono inserite spese effettivamente impegnate alla data del 28 aprile, come richiesto dalla normativa disposta dal decreto-legge n. 112 del 2008;
  • anche le risorse destinate al comune di Roma a decorrere dall’anno 2010 non sembrano derivare da un’attenta valutazione programmatica dei reali costi connessi all’esercizio delle funzioni di capitale e all’ampliamento delle dotazioni di servizi e di infrastrutture a ciò connessa, diversamente da quanto avvenuto in passato in occasione di altri interventi a sostegno della capacità finanziaria e di investimento del comune di Roma capitale;

impegna il Governo:
ad adottare ulteriori iniziative volte a far sì che il contributo annuale a favore del comune di Roma, disposto a decorrere dall’anno 2010 e non superiore ai 500 milioni di euro annui, sia stabilito sulla base della valutazione dei costi connessi all’esercizio delle funzioni di capitale e di un programma di ampliamento delle dotazioni di servizi e di infrastrutture della città capitale;
ad impegnare, nell’ambito delle proprie competenze, il comune di Roma a valutare i costi di cui sopra ed il connesso programma, applicando il metodo del «fabbisogno standard», e cioè indicando separatamente i costi unitari dei servizi e degli interventi previsti e le loro quantità e fornendo dimostrazione che i costi unitari adottati rispondano a standard di massima efficienza, anche con riferimento ad altri comuni italiani appartenenti alla più elevata classe di dimensione demografica.

9/1891/84. Pompili, Causi, Gasbarra, Argentin, Bachelet, Carella, Coscia, Cuperlo, Gentiloni Silveri, Giachetti, Amici, Madia, Meta, Morassut, Recchia, Tugghia, Tidei, Tocci.

Seduta N. 091

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La Camera,
premesso che:

  • il decreto-legge in esame è volto a prevedere la possibilità di un intervento statale a sostegno delle banche che dovessero trovarsi in situazione di instabilità a seguito della seria crisi finanziaria in cui versa il sistema bancario e creditizio mondiale;
  • è lo stesso titolo del decreto a prevedere che le misure siano finalizzate non solo alla stabilità del sistema creditizio ma anche alla continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori;
  • le norme del provvedimento in esame autorizzano il Ministero dell’economia e delle finanze a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentino una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d’Italia;
  • a fronte di queste disposizioni sembrano però essere assenti misure che realmente garantiscano i cittadini, siano essi piccole e medie imprese, siano essi mutuatari in difficoltà con i pagamenti;
  • nell’attuale fase di emergenza che dall’economia finanziaria, data la dimensione e la diffusione dei soggetti coinvolti, si sta rapidamente estendendo all’economia reale tali misure sono, invece, necessarie per sostenere l’economia ed evitare che la crisi si ripercuota sui soggetti più deboli,

impegna il Governo:
a vigilare e ad adoperarsi in ogni modo, per quanto di sua competenza, affinché le operazioni di cui all’articolo 1 del decreto in esame siano associate all’impegno da parte degli istituti di credito a garantire, attraverso apposite clausole inserite nel programma di stabilizzazione, che:

  • a) sia mantenuto inalterato il trend storico dei flussi di credito erogati alle piccole e medie imprese;
  • b) sia facilitato il ripagamento dei mutui per l’acquisto della prima casa attraverso il contenimento dei tassi applicati;
  • c) non si facciano scattare le ipoteche sulle prime case delle famiglie in difficoltà ovvero sia consentito a tali famiglie di alloggiare nelle case che hanno comprato ma che non sono più in grado di pagare;
  • d) siano modificati gli schemi retributivi del management, escludendo inizialmente la corresponsione di premi e bonus e rivedendo poi il complessivo schema di incentivazione dei manager, ancorandolo non più a obiettivi di breve termine, ma a parametri di lungo periodo;

ad inserire i dati relativi agli andamenti delle suddette variabili nella relazione che il Ministro dell’economia e delle finanze trasmetterà trimestralmente al Parlamento.
9/1762/41. Causi, Fluvi, Carella, Ceccuzzi, D’Antoni, De Micheli, Fogliardi, Gasbarra, Graziano, Losacco, Marchignoli, Pizzetti, Ria, Sposetti, Strizzolo.

Interpellanza Del Pd Sul Piano Di Rientro Del Comune Di Roma

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La proposta di piano di rientro è stata presentata dall´ufficio commissariale in data 30 settembre 2008, e il comma 4 del sopra citato articolo 78 prevede che il Governo debba approvarlo entro 30 giorni; all´interno di tale proposta emergono numerose incongruenze, e in taluni casi evidenti errori di valutazione, volti complessivamente a far lievitare verso l´alto il presunto disavanzo da ripianare; nonostante le incongruenze e gli errori di valutazione, e a maggior ragione al netto di questi, la proposta di piano di rientro rende ben chiaro, per firma stessa del Commissario del Governo, che la situazione finanziaria al 28 aprile 2008, del Comune di Roma è ben lontana dallo squilibrio che è stato denunciato a livello politico ed è ben lungi dall´essere paragonabile a quella di altri enti;
in parlamento: Ordine del giorno del Pd sul Piano di rientro del Comune di Roma
Non si comprende il criterio adottato in merito al ripiano dell´intera massa passiva dello stock del debito del Comune di Roma
in parlamento: Ordine del giorno del Pd sul piano di rientro del Comune di Roma
Le risorse destinate al comune di Roma a decorrere dall´anno 2010 non sembrano derivare da un´attenta valutazione programmatica dei reali costi connessi all´esercizio delle funzioni di capitale e all´ampliamento delle dotazioni di servizi e di infrastrutture a ciò connessa, diversamente da quanto avvenuto in passato in occasione di altri interventi a sostegno della capacità finanziaria e di investimento del comune di Roma capitale;
in parlamento: Sindaco di Roma e commissario di Governo modalità di rendicontazione trasparenti delle due gestioni
Ordine del giorno impegna il Governo a: valutare in modo attento e rigoroso la proposta di riformulazione del piano di rientro della gestione commissariale del bilancio del Comune di Roma; a valutare l´opportunità di prescrivere al Sindaco di Roma e commissario di Governo modalità di rendicontazione trasparenti delle due gestioni; a valutare l´opportunità di prescrivere al Sindaco di Roma che gli atti della gestione commissariale vengano pubblicati in allegato agli atti del bilancio ordinario del Comune, con apposite tabelle che rendicontino l´andamento delle spese, in particolare quelle relative ai grandi progetti di investimento, come le metropolitane, cofinanziate dallo Stato. 9/1972/140. (Testo modificato nel corso della seduta) Pompili, Causi, Gasbarra, Argentin, Bachelet, Carella, Coscia, Gentiloni Silveri, Giachetti, Amici, Madia, Meta, Morassut, Recchia, Rugghia, Tidei, Tocci.

Seduta N. 041

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La Camera,
premesso che:

  • grande allarme destano i contenuti della manovra economica proposta dal Governo per gli effetti che essa produrrà sui cittadini dei comuni italiani e che non tiene conto del risultato ottenuto dal comparto comuni che è passato da 3 miliardi e 700 milioni di deficit nel 2004 a un avanzo di 325 milioni di curo nel 2007;
  • preoccupa la insufficiente copertura del mancato gettito ICI sulla prima casa la quale, come stimato dal Servizio bilancio del Senato, nel 2008 produrrà minori entrate di circa 800-1.000 milioni di euro, a seconda delle voci considerate, mancata copertura che, sebbene ovviata da un punto di vista contabile con l’emendamento del Governo, rimane irrisolta per gli effetti che produrrà sui comuni;
  • in questo quadro si innesta il decreto-legge in esame, che attribuisce ai comuni un miglioramento del saldo 2007 di 1.340 milioni di curo per il 2009, mentre per gli anni successivi il contributo diventa molto più pesante e pari a 2.370 milioni di curo per il 2010 e 4.145 milioni per il 2011. Ciò significa che il comparto si posiziona nettamente in avanzo, cioè una parte delle entrate non è più destinata alla spesa locale ma al risanamento della finanza pubblica;
  • sempre nel decreto in esame, un emendamento del Governo ha previsto un ulteriore taglio dei trasferimenti ordinari per 200 milioni, che dovrebbe essere compensato dalla riduzione delle indennità degli amministratori locali, riduzione che però difficilmente produrrà tali risparmi;
  • l’insieme di queste misure non solo produce una forte limitazione dell’autonomia dei comuni italiani che vedono sensibilmente ridotta ogni forma di autonomo intervento finanziario ed organizzativo e che segna un ritorno centralista in totale antitesi con le riforme che devono portare al federalismo istituzionale e fiscale, ma soprattutto determina una oggettiva difficoltà per i comuni, con il rischio di effetti fortemente riduttivi sui servizi erogati,

impegna il Governo
a garantire, già con la prossima legge finanziaria, adeguate risorse al sistema dei comuni, tali da assicurare il mantenimento degli attuali livelli dei servizi ai cittadini.
9/1386/202. Causi, Ventura, Misiani, Baretta, Fluvi, Boccia, D’Antoni, Duilio, Agostini, Calvisi, Capodicasa, Cesario, Genovese, Marchi, Marini, Nannicini, Andrea Orlando, Rubinato, Vannucci, Carella, Ceccuzzi, De Micheli, Fogliardi, Gasbarra, Graziano, Losacco, Marchignoli, Pizzetti, Ria, Sposetti, Strizzolo.