L’intervista: l’ex Presidente della Provincia candidato alla Camera
Gasbarra: Idee e coraggio, il PD vincerà nel Lazio
Adesso il salto. Enrico Gasbarra, nella lista del Pd alla Camera, non rinnega niente. Anzi. Ringrazia la sua squadra alla Provincia di Roma, l’attuale commissario di Palazzo Valentini Marisa Troise Zotta che «sta assicurando continuità e funzionalità all’istituzione», e anche i protagonisti del mondo produttivo, «a partire dal presidente Mondello», sindacale e sociale che hanno permesso «i successi del nostro territorio».
Presidente Gasbarra, presto andrà in Parlamento. Quali sono i suoi progetti?
«Ho avuto l’onore di servire la mia comunità anche con ruoli importanti come vicesindaco di Roma e presidente della Provincia. Ora sono fiero di essere stato chiamato da Veltroni, Bettini, Rutelli e Marini a partecipare al battesimo del Partito democratico, che è stato sempre il mio sogno. In Parlamento lavorerò per dare a Roma una nuova legge per le funzioni di capitale e per abbattere la burocrazia e i privilegi».
Come valuta l’impegno di Rutelli per Roma e di Zingaretti per la Provincia?
«Il centrosinistra ha dimostrato ancora una volta di tenere molto a Roma e alle sue istituzioni puntando su Nicola Zingaretti, persona di grande livello, e soprattutto su Francesco Rutelli. Accettando la candidatura a sindaco ha mostrato non solo il suo amore per la città ma anche il suo altruismo. Troppo spesso la classe politica pensa soltanto a se stessa. Rutelli no, è sceso in campo: credo che gli elettori si siano accorti che l’ha fatto per amore e non per strategia. Del resto la capitale merita scelte importanti, mai fatte dal centrodestra».
Perché gli elettori dovrebbero votare il Pd?
«Perché propone al Paese un cambio radicale, perché usa un linguaggio diverso da quello degli ultimi quindici anni e perché ha una classe politica vicina ai problemi delle persone. Ma anche perché vuole semplificare la vita degli italiani e perché candida come premier Veltroni, una persona che ha le capacità e l’età giusta per cambiare le cose. Per fare tutto questo il Pd ha scelto di rompere l’alleanza con la Sinistra Arcobaleno. Un’alleanza che invece, a livello locale, può ottenere ancora ottimi risultati».
Come è andata la campagna elettorale? Dicono che lei ha percorso 5.500 chilometri con una media di quattro comizi al giorno. Ma servirà?
«A volte sono andato negli stessi posti della campagna elettorale di due anni fa e ho trovato il doppio delle persone ad ascoltare Veltroni. Vorrà dire qualcosa…».
Il Lazio è una delle Regioni decisive per il Senato…
«Nel Lazio vinceremo, al Senato, alla Provincia, al Comune di Roma e in tante altre località. Vinceremo perché abbiamo messo in campo una classe dirigente preparata e ricca di idee, anche forte dei traguardi già raggiunti. Ora si può aprire la seconda fase del modello Roma: da qui, del resto, sono partiti i progetti più grandi del centrosinistra, grazie soprattutto all’impegno di Goffredo Bettini. Al contrario il centrodestra ha proposte vecchie, insufficienti per risolvere i problemi del Paese».
Perché due giorni fa, di fronte a tremila anziani, ha voluto stringere un patto sui valori della Costituzione?
«Il mio gesto non è stato solo in polemica con le solite sceneggiate di Bossi. Credo che l’Italia debba ritrovare lo stile e il buon esempio. Berlusconi ha fatto un errore a rimandare al mittente la lettera di Veltroni che gli chiedeva l’impegno a rispettare i valori che fondano il nostro Paese. Penso che il Parlamento, oltre ad avere meno privilegi, debba tornare a dare il buon esempio. Onorevoli si deve essere nel comportamento e non nel biglietto da visita. Non voglio più vedere parlamentari che si offendono, si sputano e si picchiano».